Governo Prodi: addio riforme.
Oggi il prof. Giavazzi ha scritto un articolo non totalmente condivisibile. Lungi da me mettermi alla pari del professore (che è anche uno dei miei prof) ma alcune cose sono davvero non passabili.
Secondo Giavazzi, Padoa Schioppa è un ministro più debole di Ciampi e Tremonti e questo è vero, ma il motivo non è quello di essere stretto tra il sottosegretario Visco e il ministro del bilancio. Il motivo è un classico motivo “legislative bargaining”, che non permetterà, all’ex numero uno della Consob, di far passare proposte che vadano contro il volere del “median voter” del governo Prodi e, data la composizione di questo governo, il “median voter” avrà un forte “ideological bias”, tutto spostato su posizioni iperstataliste, socialiste, comuniste. Ergo: Padoa Schioppa deve guardarsi bene dal proporre riforme, non facilmente passabbili alla "massa", ma che servono per rimettere in sella il nostro Paese. Ma di queste parlerei alla fine.
Ancora Giavazzi: “…l’idea di Romano Prodi di uno Stato leggero, regolatore dei mercati, non proprietario di aziende che operano sui mercati…” . Prof. Giavazzi ma è sicuro di stare a parlare di Prodi? Faccio sommessamente ricordare che il signor Prodi non è affatto un fautore dello stato leggero e che le privatizzazioni fatte dal suo governo (che fu costretto ad attuare per fare cassa) furono scellerate e svendettero il patrimonio societario pubblico a pochi privati, permettendo situazioni di monopolio tutt’ora esistenti e vigorose.
Il resto dell’articolo è condivisibile ma quello che più salta agli occhi è che Giavazzi non discute minimamente il problema più vistoso che ha questo governo : l’attuazione di riforme incisive.
La priorità di questo governo non deve essere il cuneo fiscale come dice il professore.
Ricordo a Prodi che se entro il 2007 non rientriamo nei parametri del Growth and Stability Pact, l’Italia sarà sanzionata con Excessive Deficit Procedure. Come intende rientrare questo governo? Qual è la posizione che terrà al prossimo ECOFIN?
Chiariamoci le idee: durante il governo Berlusconi il debito pubblico non è salito (come tutti pensano), ma è sceso l’avanzo primario, che però già scendeva rapidamente dal ’97:
Fonte: ISTAT.
Il picco positivo del ’97 è l’euro tassa. Insomma il problema è strutturale e bisogna intervenire sulla spesa, bisogna tagliare. Da dove cominciare? La pressione fiscale è al 44% quindi da un aumento delle tasse non se ne parla neppure. Si comincia dalla macchina pubblica con qualche riforma a costo zero: blocco del “turn over”, federalismo fiscale, concessioni di patrimonio pubblico, vendita di immobili attraverso cartolarizzazioni nel breve periodo. Poi ci sarebbe la solita lotta al sommerso e all’evasione ma…sorvoliamo, quasi sempre si tratta di parole.
Ce ne sarebbero altre di cose da fare, ma veniamo al dunque: Prodi deve ridurre la spesa e invece si trova con un governo dove ci sono molti “spesaioli”. Alcune riforme non passeranno mai perché per loro “il settore pubblico non si tocca”. Inoltre, come ieri diceva Alesina sul Sole, molti ministeri chiederanno fondi a Padoa Schioppa. A tal proposito, lo sdoppiamento di alcuni dicasteri (anche questo non è stato segnalato dal prof. Giavazzi) sono un’evidente rischio di spesa, perché sono ministeri con portafoglio che vorranno i loro stanziamenti.
Per far ripartire la crescita (che aiuterebbe a far salire i denominatori dei parametri di Maastricht e quindi a farci convergere verso i vincoli imposti) c’è bisogno di smantellare tutto ciò che ostruisce la concorrenza a partire dai sindacati. Ma come può farlo Prodi che ha messo a capo delle due camere due ex sindacalisti, di cui uno comunista?
Professor (poi come si fa a chiamare professore un che in 30 anni di carriera ha pubblicato solo due libri, entrambi sul settore delle piastrelle: farebbe bene a ringraziare Beniamino) Prodi le auguriamo buona fortuna alla guida del governo più numeroso della storia della Repubblica, ma nel frattempo stiamo già rimpiangendo Berlusconi
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A New Conservative Guy!
Il bene più prezioso che un uomo possiede è la sua anima individuale, che ha un lato immortale ma anche un lato mortale. Il lato mortale stabilisce la sua assoluta differenza rispetto ad ogni altro essere umano. Soltanto una filosofia che si renda conto delle essenziali differenze tra gli uomini, e perciò provveda per lo sviluppo delle varie capacità di ciascun individuo, può pretendere di essere in accordo con la Natura. (BARRY GOLDWATER)
L’emigrazione interna impoverisce sempre di più il Sud. Perchè quelli che emigrano sono sempre gli elementi migliori: i più coraggiosi, i più forti, i più intraprendenti, che affrontano un rischio e spesso vanno addirittura allo sbaraglio. E a casa rimangono i peggiori i più deboli, o i più poveri… (GIUSEPPE PREZZOLINI)
I padroni vengono spesso intimiditi e sono costretti a cedere alle inique richieste dei loro lavoratori. Il rimedio vero agli accordi è la perfetta libertà da entrambe le parti e un’adeguata protezione nei confronti della violenza e dell’oltraggio. I salari dovrebbero essere il risultato di un libero accordo, e le parti contraenti dovrebbero poter fare affidamento sulla legge affinché le protegga nei confronti dell’uso della forza dall’una o dall’altra parte. Sono convinto che la concorrenza non mancherebbe di fare il resto. (DAVID RICARDO - 1820)
La storia suggerisce che il capitalismo è una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente non è una condizione sufficiente. (MILTON FRIEDMAN)
Comunista è qualcuno che legge Marx e Lenin. Anticomunista è qualcuno che li capisce. (RONALD REAGAN)




[...] Romano Prodi sembra avere una fissa: raggiungere il 43% di pressione fiscale. Che questa finanziaria sia pessima ormai lo hanno capito tutti e a difenderla sono rimasti solo Prodi, Tommasino e D’ Alema (quest’ultimo oggi l’ha definita equa: ho 22 anni e ancora non ho capito il concetto di equità. Anche qui s’intende togliere ai ricchi per dare ai poveri? Spero di no). La cosa che viene spesso ripetuta è che, grazie a questa finanziaria, rientreremo nei parametri di Maastricht. Ammesso che sia vero, dobbiamo vantarcene? Non ci vuole un grande economista per aumentare le tasse, avere quindi maggiori entrate e di conseguenza diminuire il deficit. Prodi lo aveva già fatto con l’Eurotassa nel 1997. Ma il trattato di Maastricht prevede due vincoli: uno sul debito (entro il 60% del PIL) e uno sul deficit (entro il 3% del PIL). E allora se si guarda al dibattito di questi giorni sulla finanziaria, si capisce subito che il grande assente è il debito pubblico. Già in un altro post avevo spiegato il problema in rapporto al disavanzo primario. E allora? Provvedimenti su questo versante? Quasi nulla: il governo si è adagiato sulle maggiori entrate del primo semestre 2006, ma non ha preso provvedimenti da lato della spesa. Le troppe corporazioni a cui esso è legato non gli permettono di muoversi nella giusta direzione: il settore pubblico va ridotto, la macchina pubblica va ridotta, le pensioni costano troppo e sono mal concepite e mal regolamentate. Ma questo governo ha preferito non intervenire sulla spesa. È intervenuto sulle tasse riuscendo quasi a raggiungere i massimi storici del ’97. Secondo me Prodi ci prova gusto, forse 43 è il suo numero fortunato. Dai Romano riprovaci, alla prossima fa meglio i conti. Che desolazione… [...]
Pingback di La fissa di Romano Prodi è il 43 %! « Aquilante | Ottobre 7, 2006
PRODI ADDIO!!
Finalmente è caduto il peggior governo della nostra vita. Un governo che non avrebbe dovuto neppure nascere, poiché non aveva vinto le elezioni. Vi era stato, infatti, un sostanziale pareggio, con 24mila voti in più alla Camera per l’Unione, ma con meno voti al Senato anche si qui si creava una risicata maggioranza con l’apporto determinante – eticamente discutibile – dei senatori a vita.
Ma Prodi non ha accettato il pareggio con le conseguenti larghe intese e voto anticipato, s’è autoconvinto d’aver vinto le elezioni costringendoci ad un governo, nato solo in funzione antiberlusconiana, che ha creato solo tasse e ha gravemente compromesso l’immagine dell’Italia in politica estera.
(Consentitemi, da radicale, una piccola nota: ma che ci facevano i radicali con Prodi, visto che la loro politica economica è più liberista di quella di Berlusconi e, che la loro politica estera è più filo USA e filo israeliana di quella di Fini?)
E così è caduto un governo che non aveva vinto le elezioni e che è subito precipitato nei sondaggi, come mai nessuno era riuscito.
Ricapitolando: Prodi non aveva la maggioranza quando è stato eletto, adesso è sotto di almeno 16 punti percentuali, ha portato la sinistra ai suoi minimi storici sia percentuali che di credibilità.
Per queste motivazioni un Prodi bis è pura follia e pertanto inaccettabile. Unica soluzione: elezioni subito!
E a Berlusconi auguro un felice e rapido ritorno.
Vittorio Baccelli
Ciao, Aquilante ho letto i tuoi post. Capisco che parteggi per il vecchio politico camuffato da imprenditore (Berlusconi), ma se dici cose false non fai un bene a nessuno, tanto meno all’Italia che credo sia a cuore tanto a te quanto a me. Non entro nel merito delle tue analisi sull’economia, soltanto vorrei farti notare che Prodi (che si voglia esaltare o detrarre, che lo si chiami signore o professore) non ha scritto solo due libri. Per rinfrescarti la memoria, ti allego il suo curriculum:
Principali pubblicazioni
Pubblicazioni accademiche
Romano Prodi al 33° vertice G8 a Heiligendamm 2007
Romano Prodi al 33° vertice G8 a Heiligendamm 2007
* Modello di sviluppo di un settore in rapida crescita: l’industria della ceramica per l’edilizia, Franco Angeli, Milano, 1966
* Concorrenza dinamica e potere di mercato. Politica industriale e fusioni d’impresa, Franco Angeli, Milano, 1967
* La diffusione dell’innovazione nell’industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1973
* Sistema economico e sviluppo industriale in Italia, Il Mulino, Bologna, 1973
* “Italy”, in Big Business and the State: Changing Relations in Western Europe, ed. R. Vernon, Harvard University Press, Cambridge Mass., 1974
* “Le trasformazioni dei modi di produrre e delle dimensioni delle imprese”, in Quali imprese e quali uomini per la società degli anni ‘80, ed. C. Pastore, Milano, 1977
* “Un diverso modello per uscire dalla crisi”, in Industria in crisi: soluzione nazionale o europea?*, ed. F. Grassini, Franco Angeli, Milano, 1978
* “Italia” in L’intervento pubblico nell’industria: Un’analisi comparata, ed. R. Vernon, Il Mulino, Bologna, 1978
* Per una riconversione e ristrutturazione dell’industria italiana, Il Mulino, Bologna, 1980
* La crisi delle partecipazioni statali: Conseguenze economiche di faticosi processi di decisione, L’Industria, n. 1, 1990
* La dimensione economica dei nuovi equilibri europei (discorso di inaugurazione dell’anno accademico 1989-90, Università di Bologna), L’Industria, n. 1, 1990
* C’è un posto per l’Italia fra i due capitalismi?, Il Mulino, n. 1, 1991
* Una crisi non solo politica: L’industria italiana a rischio, Il Mulino, n. 5, 1991
* Modello strategico per le privatizzazioni, Il Mulino, n. 5, 1992
* Il tempo delle scelte, Il Sole 24 Ore Libri, Milano, 1992 (II edizione 1995)
* Privatizzazioni e sviluppo delle piccole e medie imprese: Due grandi occasioni per rifondare la politica industriale in Italia, Rivista di politica economica, X (ottobre 1992), in collaborazione con Daniele de Giovanni
* La società istruita. Perché il futuro italiano si gioca in classe, Il Mulino, n. 2, 1993
* Istituzioni economiche, istituzioni politiche”, Il Mulino, n. 6, 1995, in collaborazione con Franco Mosconi
* Economia e istituzioni nella società di fine secolo, in collaborazione con Franco Mosconi, in *”Cambiamento delle istituzioni e nuovo sviluppo in Italia e in Europa”, ed. P. Bianchi, supplemento alla rivista L’Industria, Il Mulino, Bologna, 1996
* Il capitalismo ben temperato, Il Mulino, Bologna, 1995
Pubblicazioni politiche
* Governare l’Italia. Manifesto per il cambiamento, Donzelli, Roma, 1995
* L’Italia che vogliamo, Donzelli, Roma, 1995
* Un’idea dell’Europa, Il Mulino, Bologna, 1999 (edizione inglese: Europe as I see it, Blackwell/Polity, Oxford, 2000).
* Insieme (con Flavia Franzoni), San Paolo, 2005
* Ci sarà un’Italia. Dialogo sulle elezioni più importanti per la democrazia italiana (con Furio Colombo), Feltrinelli, 2006
Riconoscimenti
Lauree
* Laurea in Giurisprudenza (110 e lode) Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1961)
Lauree Honoris Causa:
* Università di Sofia (Bulgaria, 1998)
* Universitat Politecnica di Barcellona (Spagna, 1998)
* Università di Madras (India, 1998)
* Brown University (Stati Uniti, 1999)
* Università del Michigan (Stati Uniti, 1999)
* Università di Modena e Reggio Emilia (2000)
* Accademia di Studi economici di Bucarest (Romania, 2000)
* Università Cattolica di Lovanio (Belgio, 2000)
* Università di Malta (2000)
* Università di St. Gallen (Svizzera, 2000)
* Università di Ottawa (Canada, 2000)
* Università Kyung Hee, (Corea del Sud, 2000)
* Università di Pisa (2001)
* Università di Tirana (Albania, 2001)
* Instituto de Empresa di Madrid (Spagna, 2002)
* Università di Oxford (Regno Unito, 2002)
* Università di Tunisi (Tunisia, 2003)
* Università di Torino (2004)
* Università di Lublino (Polonia, 2004)
* Università Cattolica di Milano (Italia, 2007)
Vorrei invece farti notare che il signor Berlusconi, ha stampato a suo nome un magnifico libro sull’Utopia di Tommaso Moro, peccato che era la copia identica di un libro già edito da Luigi Firpo per i tipi della UTET, quindi l’ennesimo imbroglio.
Mi raccomando, stai dalla parte che vuoi, ma cerca sempre di essere onesto intellettualmente.
Un caro saluto
PRODI!!! VATTENE CAZZOOOO!!!
Prodi!!!terrorista.