In Australia il part - time precario non spaventa nessuno.
Oggi provo a fare una cosa che non sempre riesce bene: rendere veicolabile uno studio, o meglio, un paper di economia applicata. Dico rendere veicolabile perché il paper è molto tecnico e fa uso di strumenti econometrici (Unbalanced Panel Estimation, Fixed Effect, Pooled OLS…) che non sono dominio di tutti e non sono neppure competenza di tutti gli economisti o degli studiosi di economia. Per i curiosi il paper è il seguente: Part – Time/Full – Time Wage Differentials in Australia (Booth A.L., M. Wood (2006) – IZA, Bonn). La scelta di sintetizzare questo paper sul mio blog deriva dal fatto che, secondo me, il messaggio che dà è di una importanza enorme, soprattutto in Italia dove si parla molto di contratti di lavoro e precariato.
Veniamo a noi! Secondo le statistiche dell’OECD, nel 2003, il 43 % della forza lavoro femminile, il 17 % di quella maschile, in pratica il 28% del totale della forza lavoro in Australia è impiegata nel part – time. Tra i Paesi OECD solo l’Olanda conta un maggior numero di impiegati a tempo parziale. Ora, siccome il lavoro part – time è visto, in modo quasi trasversale, come una iattura, una cosa da evitare a tutti i costi, verrebbe da pensare che gli australiani e gli olandesi sono impazziti. Ma torniamo al “nostro” paper. Lavorare part – time, in Australia, può significare essere in uno dei seguenti status. Si può essere lavoratori “casual” e quindi non avere diritto né alle ferie, né alle giornate retribuite in caso di malattia (questi sono circa il 60% degli impiegati e sono quelli che noi chiameremmo precari). Oppure si può essere “non casual” e allora si ha diritto alle due prerogative di cui scrivevo prima. I due autori del paper, di cui ometto i nomi perché per noi italiani sono impronunciabili, trovano una cosa molto interessante: coloro che sono impiegati nel part – time ci rimangono, e sono così tanti, perché ricevono un hourly pay premium rispetto a coloro che lavorano full time. Il premio è significativo in termini di maggior stipendio, anche se va detto che c’è una piccola differenza, tra maschi e femmine, a vantaggio dei maschi, per quel che concerne l’entità di questo. Per ragioni di spazio e di lettura non riporto gli output delle regressioni che mostrano tale risultato; li trovate comunque nel paper. In pratica è come se i lavoratori “casual employed” ricevessero un compenso per il fatto di non avere diritto alle ferie e al rimborso delle giornate in caso di malattia. Ma la cosa più interessante è che l’ hourly pay premium risulta essere percepito anche dai “non casual employed”, il che non è scontato. Cosa spinge un’impresa a pagare un maggiore salario ad un lavoratore, anche se questo già ha diritto alla ferie e alla “malattia”? E qui intervengono quei fattori di razionalità e di mercato tanto criticati nel nostro Paese. Possiamo annoverare due ragioni (da questo punto in poi l’econometria non ci dice più nulla e dobbiamo fare ricorso alla teoria economica): l’elevato “marginal tax rate” fa salire i salari o i lavoratori part – time sono più produttivi, rispetto ai colleghi impegnati full – time, nella parte di giornata che dedicano al lavoro. Quest’ultima idea è legata alla cosiddetta “efficiency hours hypothesis”, secondo la quale i lavoratori part – time possono essere più produttivi poiché maggiormente concentrati sul lavoro per un lasso di tempo minore in una giornata e quindi si trovano sul tratto crescente di una curva “a campana” che descrive una “hill – shaped relation” tra efficienza oraria e numero di ore lavorate.
Insomma ragazzi: questo e quello che hanno trovato in Australia e secondo me non è male. Questo tipo di lavoro che in Italia verrebbe definito, in modo sprezzante, precario non sembra creare così tanti problemi in altre realtà poiché il mercato prevede a compensare gli squilibri.
Prima che qualcuno esperto di questo genere di cose me lo chieda, va detto che gli autori hanno fatto diversi “robustness checks” e le regressioni reggono alla grande. Riflettiamo ragazzi, riflettiamo.
A New Conservative Guy!
Il bene più prezioso che un uomo possiede è la sua anima individuale, che ha un lato immortale ma anche un lato mortale. Il lato mortale stabilisce la sua assoluta differenza rispetto ad ogni altro essere umano. Soltanto una filosofia che si renda conto delle essenziali differenze tra gli uomini, e perciò provveda per lo sviluppo delle varie capacità di ciascun individuo, può pretendere di essere in accordo con la Natura. (BARRY GOLDWATER)
L’emigrazione interna impoverisce sempre di più il Sud. Perchè quelli che emigrano sono sempre gli elementi migliori: i più coraggiosi, i più forti, i più intraprendenti, che affrontano un rischio e spesso vanno addirittura allo sbaraglio. E a casa rimangono i peggiori i più deboli, o i più poveri… (GIUSEPPE PREZZOLINI)
I padroni vengono spesso intimiditi e sono costretti a cedere alle inique richieste dei loro lavoratori. Il rimedio vero agli accordi è la perfetta libertà da entrambe le parti e un’adeguata protezione nei confronti della violenza e dell’oltraggio. I salari dovrebbero essere il risultato di un libero accordo, e le parti contraenti dovrebbero poter fare affidamento sulla legge affinché le protegga nei confronti dell’uso della forza dall’una o dall’altra parte. Sono convinto che la concorrenza non mancherebbe di fare il resto. (DAVID RICARDO - 1820)
La storia suggerisce che il capitalismo è una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente non è una condizione sufficiente. (MILTON FRIEDMAN)
Comunista è qualcuno che legge Marx e Lenin. Anticomunista è qualcuno che li capisce. (RONALD REAGAN)



