Aquilante

Grazie a Dio sono Italiano!

Casini, Alitalia, Entrate

Casini… Mentre io bazzico tra i miei libri e i miei paper, Casini tira fuori la parte più democristiana che  è in lui, pensando di aver sorpreso qualcuno. Non ci voleva tanto a capire dove volesse andare a parare “il bello” dell’UDC: sbarazzatosi di Follini (scelta saggia), (re) allineato Tabacci, era ora di far pesare il suo 6% nel sistema politico italiano e soprattutto nei confronti dei suoi alleati. Sa che l’amico Mastella è molto sensibile ai “grandi centri”, che l’anima democristiana, sparpagliata un pò ovunque in Italia, non aspetta altro che un nuovo leader per tornare a suonare la carica (intendo l’anima democristiana non quella moderata, la quale, per fortuna, è presente in larga parte anche in altri partiti dell’arco parlamentare italiano). Dio ci protegga da una nuova DC (anche se sono convinto che non rinascerà): scusate ma sono per il bipolarismo. 

Alitalia… Sono sorpreso e ricreduto: non mi aspettavo la cessione di una quota di Alitalia da parte di questo governo. Il centro destra impari e incassi: la mancata privatizzazione della compagnia di bandiera (nemmeno questo governo l’ha ancora privatizzata, ma concedere il 30% con l’obbligo di lancio di un’ OPA è già qualcosa) è stata un grosso errore. Certo è, comunque, che quel 20% circa che resta in mano pubblica può rappresentare un limite non secondario per l’acquisizione da parte di privati (soprattutto se letto insieme alle altre condizioni poste dal governo): non sarà facile trovare degli acquirenti, soprattutto tra gli stranieri, dato che la cessione sembra essere “vincolata” al mantenimento dell’italianità della compagnia.  

Entrate… Ammontano a 37 miliardi di euro le entrate del 2006. Prodi veleggia beatamente sull’eredità lasciatagli da Berlusconi (alla faccia del “buco” nei conti pubblici). Così, ci dicono che tutte queste entrate serviranno per ridurre le tasse l’anno prossimo. Ci mancherebbe, e dico: “ci mancherebbe”! Dopo che hanno portato la pressione fiscale alle stelle, con delle entrate astronomiche quest’anno,  l’anno prossimo non sarà difficile ridurre le tasse, magari portandole semplicemente al livello a cui le aveva lasciate la Cdl. Intanto la spesa pubblica è ancora lì a rappresentare il vero fardello del nostro Paese, la riduzione della quale, è l’unica via per diminuire seriamente il debito pubblico. Ma forse sto chiedendo veramente troppo ad un governo di sinistra (visto che il centro sembra non esserci più, o non esserci mai stato, al governo). 

Dicembre 5, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Alitalia, Casini, Debito pubblico, Tasse, pressione fiscale | | 20 Commenti

Presidente Fini metta le cose in chiaro!

Gianfranco Fini è un uomo intelligente. Lo pensano tutti (o quasi). Lo penso anche io. Riconosco le sue capacità di oratore e di politico, la sua (per me) egregia attività di Ministro degli Esteri, oltre che di presidente del partito (almeno fino a un certo punto della recente storia di AN) e mi piacerebbe (devo dire) vederlo come statista, come Presidente del Consiglio. D’altronde se i tempi sono stati e sono maturi per gli ex comunisti, direi che sono ancora più maturi per gli ex missini. D’altronde Fini è un ex missino con la “EX” maiuscola: si dice liberale dopo essere stato per più di 20 anni sociale; ha rinnegato e restaurato in barba all’insegnamento del suo padre politico Giorgio Almirante (si badi bene che non mi riferisco alle parole pronunciate a Gerusalemme, che ritengo sbagliate in quanto affermavano qualcosa che è storicamente falso); molto spesso snobba i militanti del suo partito (qualcuno dice che è carattere: Fini sarebbe una persona schiva), ecc…Beninteso, la mia non è una critica, ma solo una rilevazione dei fatti avvenuti negli ultimi anni.

Chiariamo: io condivido sicuramente più la destra che ha in mente Gianfranco Fini (ma ce l’ha in mente una destra?), che quella che può avere in testa Storace. Ma una cosa non la capisco: è evidente che quando si vuole estromettere uno come Storace dall’esecutivo nazionale del partito, qualcosa sta andando veramente a rotoli. Cosa? Fini non parla, sembra prediligere l’azione alla parola (in questo forse è rimasto missino) e decide lui cosa fare senza confrontarsi, grazie ad uno scellerato articolo presente nello statuto di AN, ma soprattutto grazie al suo carattere che a qualcuno potrebbe apparire quantomeno presuntuoso. Certo, di cose buone ne ha fatte. Ma le cattive sembra che nessuno gliele possa far notare, perché altrimenti lui si arrabbia o dice “non avete capito”, un po’ come fa Bassolino o la Iervolino quando gli fanno notare che Napoli è una città morta. Fini è, per certi versi, un incompreso. Questo è vero! Lui ha grosse ambizioni personali e politiche ed è evidente che vuole essere il leader della futura destra italiana. Bene, glielo auguro! Quello che non si capisce è come intende farlo. Il suo partito è chiaramente spaccato in due ed è, secondo me, vicino ad una scissione di cui Fini ha enormemente paura. Lui sa che una parte di AN è ancora sensibile a certi “ancestrali” richiami (provate ad andare ad una manifestazione di partito e date un’occhiata alla platea quando sul videoproiettore passano le immagini di Almirante, Tatarella, o di Ramelli) e allora ha paura perché sa che se avverrà una scissione, gli “scissionisti”  avrebbero gioco facile nel farlo apparire troppo moderato (nella parte più radicale della base di AN Fini è considerato, in modo dispregiativo, un democristiano: roba che ai tempi del MSI era un’offesa) e questo potrebbe fargli perdere consenso.

E allora? Un grande leader si vede anche in questi momenti non solo quando il vento è in poppa. Fini deve convocare un congresso al più presto. Un bel congresso in cui, molto verosimilmente, ci lacereremo internamente, in cui molto probabilmente la destra sociale presenta il suo candidato (destra sociale che peraltro mi sembra priva di Gianni Alemanno). L’esito? Chi può saperlo? Io sono convinto che i sociali sarebbero sconfitti. Con un congresso sapremmo cosa è AN. Magari ne uscirebbe un partito più piccolo, ma forse più compatto, con idee chiare e innovative, un partito New Con, ad esempio. Oppure saremmo un partito in stile retrò, che decide deliberatamente di stare fuori dal PPE, continuando a sbandierare “Dio, Patria e Famiglia”. Chissà! Quello che è certo è che qualcosa va fatta e chi la deve fare si chiama Gianfranco Fini. Il partito perde pezzi e consenso: faccio notare che, nonostante alle scorse AN abbia messo il nome di Fini nel simbolo apparso sulle schede elettorali, il consenso riscosso è rimasto sostanzialmente stabile, se paragonato alle precedenti tornate elettorali.

Mi attendo un’azione da leader da parte di Fini. Sono stanco di vedere il gioco delle correnti (mai veramente estinte), di vedere la solita scenetta dei colonnelli che “insorgono” per poi far rientrare la “protesta” appena il capo li redarguisce. Basta! Capisco che tra Fini, La Russa, Gasparri, Alemanno…ci sia una grossa amicizia oltre che un rapporto tra colleghi di partito, ma il partito non sono solo loro e noi vogliamo capire AN dove va e se è ancora la nostra casa. Per cui anche se non condivido la visione “sociale della società” di Francesco Storace, condivido il metodo e le motivazioni della sua arringa. Io, come molti altri e come Storace, anche se da punti di vista diversi, vogliamo capire se AN è ancora il nostro partito. 

Novembre 24, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Alleanza Nazionale, Destra, Fini | | 16 Commenti

La “storia” di Saviano su “THE INDIPENDENT”.

“THE INDIPENDENT” parla di Saviano e in generale delle “mafia” in Italia. Apprezziamo lo spazio concesso, ma l’analisi la ritengo superficiale e a tratti “lougocomunista”. E voi?

Ottobre 18, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Agro Aversano, Roberto Saviano, The Indipendent, camorra | | 14 Commenti

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Ottobre 16, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Agro Aversano, Roberto Saviano, camorra | | 6 Commenti

Per Roberto Saviano, per dire no alla camorra!

Dopo le ignobili minacce mosse a Roberto Saviano, io, Paolo, Alessandro ed Emiliana  abbiamo deciso di creare www.sosteniamosaviano.net . Aiutateci a fare rumore…è il momento di non abbassare la guardia. Sul sito troverete anche la lettera che abbiamo inviato al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle camere: potete sottoscriverla come una sorta di “petizione”. Accorriamo numerosi!

Ottobre 14, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Agro Aversano, Roberto Saviano, camorra | | 11 Commenti

Se non siamo camorristi, proteggiamo Saviano!

Signori, questo è un articolo forte di cui mi assumo tutte le responsabilità anche al costo di beccarmi denuncie o minacce (non sarebbe la prima volta d’altronde). Se non ce la fate, allora non leggetelo! Ma se non ce la farete, siete dei camorristi! 

Ci siamo, la camorra avverte il pericolo delle parole. Pochi giorni fa avevo scritto che le parole non servivano più a scuotere nessuno nella mia terra. Ebbene sembra non essere così: Roberto Saviano ci è riuscito. Caro Roberto, ti hanno minacciato? Non avere paura, vuol dire che tremano, vuol dire che le tue parole hanno colto nel segno. Caro Roberto, non temere se la Iervolino e le istituzioni locali non ti sostengono, o peggio di disprezzano, ti snobbano. In questo modo dimostrano la loro connivenza con la malavita (cliccate qui per avere un resoconto della situazione e qualche notizia su Saviano).  Caro Roberto, io non ti conosco e non ho avuto ancora possibilità di leggere i tuoi scritti, ma mi schiero con te, perché tu ti schieri contro loro. Contro chi? Contro gli Iovine, gli Schiavone e gli Zagaria… “perché se ne devono andare dalla mia terra”. Sono parole tue, ma da oggi le faccio mie. Basta con i comunicati stampa di routine, con le dichiarazioni che esprimono “solidarietà”, “sdegno”, “disprezzo” e tante belle parole che lasciano il tempo che trovano. Basta cazzo, basta! Se riteniamo di non essere come loro, tiriamo fuori le palle, signori, le palle. Volevamo l’occasione? Eccola! Isoliamo i figli di chi ci rovina la vita, isoliamo gli Iovine, gli Zagaria, gli Schiavone… Isoliamo chi ci priva della nostra libertà. Forza! Invitiamo i panettieri a non vendere il pane a questa gente e non ad avere paura quando Saviano entra nel loro negozio. Strappiamo la testa ai camerieri che dicono a Saviano di non essere il benvenuto nel loro ristorante. Fuori le palle! Cari studenti aversani, manifestate. Vi piace tanto occupare gli istituti, fare le autogestioni. Ora avete la prima occassione seria per farlo. Occupate (chi mi conosce sa che non ho mai tollerato queste cose ma se può servire per attirare l’attenzione…allora va bene) perché siete dalla parte di Saviano. Attirate l’attenzione. Le nostre strade sono piene di immondizia e di gente di monnezza. Liberiamoci da entrambe. Cari conterranei, di Casale, San Cipriano, Gricignano, Aversa, Villa Literno…fate vedere che state dalla parte giusta, fate vedere quanto vi fa schifo questa gente e tutto ciò che ha a che fare con loro. Se non lo farete, sarete camorristi più di loro. Cari camorristi, non ci fate paura, ci fate schifo! Cara stampa casertana, che definisci Saviano uno “spregiudicato”, mi fai schifo perché hai paura (e spero sia paura e non qualcos’altro) e, come diceva Borsellino:” la paura senza coraggio non mi avrebbe fatto scegliere Palermo”. Borsellino scelse Palermo e morì per questo. Noi? Scegliamo! Scegliamo di cacciarli via dalla nostra terra, dalla mia terra.  È l’occasione! Dimostriamo da che parte stiamo, senza se e senza ma, senza distinguo di nessun tipo. Portiamo la gente in piazza e se vediamo qualche camorrista tra di noi, allora è il momento di prenderlo a calci nel culo…  Saviano io sto con te! Se l’obiettivo è cacciare i camorristi dalla mia terra, allora sono disposto a tutto. Usa il mio sito, usa la mia parola, usa la mia grinta, usa tutto ciò che ti può essere utile… Alle istituzioni che lo hanno lasciato solo dico che mi fanno schifo e pena allo stesso tempo e che se il loro appoggio deve essere legato ad un abbassamento dei toni, perché “qualcuno potrebbe offendersi”, allora non ci servite.

Roberto non sei solo!

Ottobre 13, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Agro Aversano, camorra | | 11 Commenti

In Australia il part - time precario non spaventa nessuno.

Oggi provo a fare una cosa che non sempre riesce bene: rendere veicolabile uno studio, o meglio, un paper di economia applicata. Dico rendere veicolabile perché il paper è molto tecnico e fa uso di strumenti econometrici (Unbalanced Panel Estimation, Fixed Effect, Pooled OLS…) che non sono dominio di tutti e non sono neppure competenza di tutti gli economisti o degli studiosi di economia. Per i curiosi il paper è il seguente: Part – Time/Full – Time Wage Differentials in Australia (Booth A.L., M. Wood (2006) – IZA, Bonn). La scelta di sintetizzare questo paper sul mio blog deriva dal fatto che, secondo me, il messaggio che dà è di una importanza enorme, soprattutto in Italia dove si parla molto di contratti di lavoro e precariato.

Veniamo a noi! Secondo le statistiche dell’OECD, nel 2003, il 43 % della forza lavoro femminile, il 17 % di quella maschile, in pratica il 28% del totale della forza lavoro in Australia è impiegata nel part – time. Tra i Paesi OECD solo l’Olanda conta un maggior numero di impiegati a tempo parziale. Ora, siccome il lavoro part – time è visto, in modo quasi trasversale, come una iattura, una cosa da evitare a tutti i costi, verrebbe da pensare che gli australiani e gli olandesi sono impazziti. Ma torniamo al “nostro” paper. Lavorare part – time, in Australia, può significare essere in uno dei seguenti status. Si può essere lavoratori “casual” e quindi non avere diritto né alle ferie, né alle giornate retribuite in caso di malattia (questi sono circa il 60%  degli impiegati e sono quelli che noi chiameremmo precari). Oppure si può essere “non casual” e allora si ha diritto alle due prerogative di cui scrivevo prima. I due autori del paper, di cui ometto i nomi perché per noi italiani sono impronunciabili, trovano una cosa molto interessante: coloro che sono impiegati nel part – time ci rimangono, e sono così tanti, perché ricevono un hourly pay premium rispetto a coloro che lavorano full time. Il premio è significativo in termini di maggior stipendio, anche se va detto che c’è una piccola differenza, tra maschi e femmine, a vantaggio dei maschi, per quel che concerne l’entità di questo. Per ragioni di spazio e di lettura non riporto gli output delle regressioni che mostrano tale risultato; li trovate comunque nel paper. In pratica è come se i lavoratori “casual employed”  ricevessero un compenso per il fatto di non avere diritto alle ferie e al rimborso delle giornate in caso di malattia. Ma la cosa più interessante è che l’ hourly pay premium risulta essere percepito anche dai “non casual employed”, il che non è scontato. Cosa spinge un’impresa a pagare un maggiore salario ad un lavoratore, anche se questo già ha diritto alla ferie e alla “malattia”? E qui intervengono quei fattori di razionalità e di mercato tanto criticati nel nostro Paese. Possiamo annoverare due ragioni (da questo punto in poi l’econometria non ci dice più nulla e dobbiamo fare ricorso alla teoria economica): l’elevato “marginal tax rate” fa salire i salari o i lavoratori  part – time sono più produttivi, rispetto ai colleghi impegnati  full – time,  nella parte di giornata che dedicano al lavoro. Quest’ultima idea è legata alla cosiddetta “efficiency hours hypothesis”, secondo la quale i lavoratori part – time possono essere più produttivi poiché maggiormente concentrati sul lavoro per un lasso di tempo minore in una giornata e quindi si trovano sul tratto crescente di una curva “a campana”  che descrive una “hill – shaped relation” tra efficienza oraria e numero di ore lavorate.

 

Insomma ragazzi: questo e quello che hanno trovato in Australia e secondo me non è male. Questo tipo di lavoro che in Italia verrebbe definito, in modo sprezzante,  precario non sembra creare così tanti problemi in altre realtà poiché il mercato prevede a compensare gli squilibri.

Prima che qualcuno esperto di questo genere di cose me lo chieda, va detto che gli autori hanno fatto diversi “robustness checks” e le regressioni reggono alla grande. Riflettiamo ragazzi, riflettiamo.

Ottobre 10, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Part Time, lavoro | | 7 Commenti

Scusate se parlo di altro…vorrei fare una denuncia!

Scusate se parlo di altro…

Ci sarebbero tanti avvenimenti di cui poter scrivere in queste ore: il test nucleare in Corea, Prodi e (ancora) la finanziaria, il dibattito sul futuro di AN…Non c’è dubbio che fare un post su questi temi significherebbe assicurarsi un certo numero di commenti, un certo numero di visite…insomma quando si batte il ferro caldo qualcosa si ottiene… Ma io non sono uno che segue molto le mode e allora parlo di altro, correndo il rischio che solo pochi leggerano ciò che scrivo. Oggi parlo della mia terra (Caserta, Aversa e Napoli: non vi è molta differenza tra le tre), una terra che già altrove avevo definito morta. 

Mi dicono (io non sono in Italia) che Santoro ha parlato di camorra nella sua trasmissione di giovedì scorso. Bene, molto bene! Mi dicono che a Casal di Principe (per chi non è pratico della zona, Casale è la fortezza della camorra casertana, neppure Napoli ha la possibilità di metterci naso) pochi giorni fa è stato Fausto Bertinotti a parlare di criminalità e territorio. Mi dicono che si organizzano molti convegni nella mia ex scuola (e non solo lì) in cui si dibatte molto sui problemi legati al crimine, alla mentalità criminale. Mi dicono, mi dicono…Che bello, tutti ci diamo da fare, io stesso ho partecipato come relatore in alcuni di questi incontri. Che bello! Signori miei tutto ciò non serve! Quando ero ragazzino pensavo che appena mi avrebbero dato la possibilità di parlare in pubblico avrei fatto capire a tutti che le cose potevano cambiare, che addirittura avrei cambiato io le cose. Pensavo che: “cambiare si può”…E invece no! Il dibattito, la parola, il convegno, la dialettica in quella terra, tanto bella quanto maledetta, ha avuto un effetto perverso. I convegni, gli articoli, i libri che parlano della decadenza morale, civile e culturale del mio territorio non servono a scuotere più nessuno. Non fanno più notizia né paura; la camorra non li guarda più con sospetto né con timore. Essa sa di aver vinto e lascia fare. Sa che tanto tutto finisce lì, nelle pareti in cui si è tenuto l’incontro, sulle pagine su cui si è scritto l’articolo. E la mente corre alla finzione recitata nella mia terra: tutti fanno credere che non vi è nessuna differenza tra lì e altri posti. Piace vivere così, piace vivere nella convinzione-finzione che tutta l’aberrazione che li circonda sia normale, fin quando qualcosa non spezza l’incantesimo: l’omicidio di un ragazzo nel pieno centro della città, una ragazza di 16 anni ammazzata per sbaglio in uno scontro tra clan rivali. E allora qualcosa sembra svegliarsi: è arrivata la notizia, i media si piombano sul posto. Passano due giorni e tutto è cancellato, l’incantesimo è ripristinato. Attenzione, lungi da me attribuire la colpa a qualcuno che non siano i diretti interessati cioè i cittadini del posto, coloro che permettono, sempre più spesso compiaciuti, senza battere ciglio, che lo scempio si consumi davanti ai loro occhi. E allora la mente corre da un’altra parte. Corre da Falcone, da Borsellino, da Don Diana…e da tutti quelli che sono morti per darci un futuro migliore. Sappiate cari eroi (per me sono tali) che il vostro sacrificio è stato vano, i vostri insegnamenti dimenticati. La mente corre da Tolkien e da “Il Signore degli Anelli”. Ricordate? “La storia divenne leggenda, la leggenda divenne mito e dell’anello si perse ogni conoscenza”. Questo è ciò che è avvenuto nella mia terra. La criminalità ha vinto e sembra che nessuno se ne sia reso conto. Una civiltà vince su un’altra non quando l’esercito oltrepassa le mura perimetrali, bensì quando il popolo conquistato assorbe la cultura, gli usi e i costumi del popolo conquistatore. Questo è quello che è avvenuto nella mia terra: la cultura mafiosa ha esteso i suoi tentacoli su ogni cosa, su ognuno. Che tristezza signori, che tristezza! Il vero scontro di civiltà si è consumato in silenzio, senza spari né attacchi, senza proclami né vendette. La camorra ha lanciato la sua offensiva con mezzi semplici ma efficaci e col tempo ha attanagliato il suo nemico. Ha ridotto a zero la nostra libertà. Quella libertà che gli aversani, i napoletani, i casertani, si illudono di avere in virtù della finzione di cui sopra. Ripeto, sono triste. Vedo la mia generazione abdicare silenziosamente; vedo la mia generazione senza coraggio, insofferente a tutto ciò. Ricordo la domanda del prof. Marzio Achille Romani alla prima lezione del corso di storia delle civiltà, due semestri fa. “Signori – disse – c’è qualcuno in questa aula che morirebbe per qualcosa? Per un ideale, per una persona, per una causa in generale”? Un fastidioso silenzio avvolse l’aula 24 di via Sarfatti 25. Alzai la mano: “Io professore, io morirei per la mia terra”! Ma oggi non se sarei più disposto a farlo. La mia terra forse non se lo merita, il mio popolo vuole restare così, vuole vivere senza libertà, vuole essere sotterrato dall’arretratezza, vuole darla vinta alla camorra. Che tristezza, signori…Ribelliamoci vi prego, ribelliamoci, riprendiamoci la nostra libertà, diventiamo un po’ tutti dei piccoli – grandi uomini della terra di mezzo.  

Update:

la Regione Campania, sommersa dai rifiuti, è campionessa si sprechi e batte il record di “inviati” al Columbus Day.

Ottobre 9, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Agro Aversano, Caserta, Napoli, camorra, civiltà | | 18 Commenti

11 motivi per scendere in piazza!

Ottobre 8, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Finanziaria | | Nessun Commento

La fissa di Romano Prodi è il 43 %!

Romano Prodi sembra avere una fissa: raggiungere il 43% di pressione fiscale. Che questa finanziaria sia pessima ormai lo hanno capito tutti e a difenderla sono rimasti solo Prodi, Tommasino e D’ Alema (quest’ultimo oggi l’ha definita equa: ho 22 anni e ancora non ho capito il concetto di equità. Anche per equità s’intende togliere ai ricchi per dare ai poveri? Spero di no…). La cosa che viene spesso ripetuta è che, grazie a questa legge, rientreremo nei parametri di Maastricht. Ammesso che sia vero, dobbiamo vantarcene? Non ci vuole un grande economista per aumentare le tasse, avere quindi maggiori entrate, di conseguenza diminuire ridurre il deficit ad una quota non superiore al 3%. Prodi lo aveva già fatto con l’Eurotassa nel 1997. Ma il trattato di Maastricht prevede due vincoli: uno sul debito (entro il 60% del PIL) e uno sul deficit (entro il 3% del PIL). E allora se si guarda al dibattito di questi giorni sulla finanziaria, si capisce subito che il grande assente è il debito pubblico. Già in un altro post avevo spiegato il problema in rapporto al disavanzo primario. Quindi? Provvedimenti su questo versante? Quasi nulla: il governo si è adagiato sulle maggiori entrate del primo semestre 2006, ma non ha preso provvedimenti dal lato della spesa. Le troppe corporazioni a cui esso è legato non gli permettono di muoversi nella giusta direzione: il settore pubblico va ridotto, le pensioni costano troppo e sono mal concepite e mal regolamentate, c’è molto ancora da privatizzare (non alla Prodi maniera, please). Ma questo governo ha preferito non intervenire sulla spesa. È intervenuto sulle tasse riuscendo quasi a raggiungere, per quanto concerne la pressione fiscale, i massimi storici del ’97. Secondo me Prodi ci prova gusto, forse il 43 è il suo numero fortunato. Dai Romano riprovaci, alla prossima fa meglio i conti e ce la farai. Che desolazione…

Ottobre 7, 2006 Pubblicato da tommasoaquilante | Debito pubblico, Finanziaria, pressione fiscale | | 14 Commenti